Playlist #007

La prima playlist dell’anno ci ricorda immancabilmente Bond, James Bond. Ma non è di agenti segreti e spionaggio internazionale che parliamo oggi, bensì di musica e degli ascolti più interessanti dell’ultimo mesetto andante.

Arch-Matheos – Sympathetic Resonance [2011]
Esbjörn Svensson Trio – Leucocyte [2008]
Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo – #2 [2001]
Offlaga Disco Pax – Bachelite [2008]
Pat Metheny – Unity Band [2012]
Syven – Aikaintaite [2011]
The Alan Parsons Project – Tales Of Mystery And Imagination [1976]


Arch-Matheos – Sympathetic Resonance

Questo è IL disco progressive metal. Per eccellenza. E abbiamo dovuto aspettare il 2011 per averlo sottomano, ma l’attesa è valsa la pena: questo lavoro suona in modo pazzesco. Riff taglienti, tempi dispari, pezzi lunghi, cambi di tempo, precisione glaciale: Arch (già voce dei Fates Warning nella notte dei tempi) e Matheos (chitarra e mente dei Fates Warning dalla notte dei tempi) si incontrano e come nulla tirano fuori l’ira di dio. Immancabile.


Esbjörn Svensson Trio – Leucocyte

Disco postumo degli EST, uscito poco dopo la morte della mente del trio, Esbjörn Svensson. Un lavoro dove il gusto jazz dei tre si fonde con leggere pennellate di elettronica: ne esce un’atmosfera desolata, un senso di sottile angoscia e l’immancabile sensazione di trovarsi di fronte ad un involontario testamento artistico. Su tutte la mastodontica “Premonition – Earth”.


Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo – #2
gattoci

Quando ancora in Italia l’etichetta post-rock non voleva dire nulla, loro c’erano e spianavano la strada per una via italiana al genere. La musica di “#2” è una malinconica ricerca al perfetto equilibrio tra elettronica e atmosfera, tra il sogno e la realtà. Un disco strumentale che si adagia con leggerezza nelle notti più scure e nelle mattine più azzurre, che suona di stazioni ferroviarie in periferia poco dopo il tramonto, di strade alla sera con lampioni arancioni, di asfalto e di boschi che circondano le strade. Una gemma del post rock in Italia, una premonizione.


Offlaga Disco Pax – Bachelite

Un nome che avevo sentito spesso girare. Poi una sera sull’ipod di un amico parte un loro pezzo: l’atmosfera desolata, evocativa e totalmente straniante del pezzo mi incuriosiscono. Così decido di approfondire. “Bachelite” è un disco che stupisce, che non può lasciare indifferenti. Il connubbio stravagante di new wave e di recitato crea un mondo in cui storia e musica si fondono, creando qualcosa che non è nessuno dei due: non è narrazione, non è strumentale. È la sintesi, in paesaggi desolati di periferie e persone abbandonate al loro destino.


Pat Metheny – Unity Band
unity
Sono felice per Pat: gli ultimi lavori testimoniano che è arrivato ad un livello di soddisfazione artistica in cui può fare quello che vuole – anche gli esperimenti più stravaganti – in totale libertà. E così dopo innumerevoli collaborazioni, i due dischi acustici e l’Orchestrion arriva la “Unity Band”: quartetto che fa jazz senza compromessi, vestito di quell’abito moderno che solo la varietà chitarristica di Pat riesce a confezionare. E così al classico brano per quattro si affiancano esperimenti con la Picasso guitar, con la baritona e con pezzi dell’Orchestrion, creando così quell’innovativo stile jazzistico in cui Pat si trova davvero a suo agio. Si dirà “non è certo ai livelli dei tempi del PGM”. Concordo e non: a cinquant’anni suonati essere ancora così lungimiranti, profeti e visionari del genere non è facile. E Pat non ha ancora sbagliato un colpo.


Syven – Aikaintaite

Un disco un po’ noioso, ma decisamente evocativo. Rientra in quel filone nordico di neo folk, con tanti cori un po’ medioevali, strumenti strani, ripetitivi brani da venti minuti un po’ droneggianti, un p’ antichi. Perfetto la sera, quando si scrive qualcosa di altri tempi. Sconsigliato altrove.


The Alan Parsons Project – Tales Of Mystery And Imagination
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Uno dice “sono Alan Parsons, facciamo un disco di debutto”. E allora perché non fare un concept tematico su Poe, chiamando Orson Welles a narrare. Piazziamoci un’orchestra qua e là, e magari il primo pezzo rock con il vocoder. Ah, è solo il debutto. E riusciamo anche farci una produzione stratosferica. E poi vendiamolo. Profit.
Alan Parsons stupisce per come riesce a essere così pop e così colto, così progressive senza annoiare il popolino e facendo fremere tutti i dinosauri del genere.
Il disco parla di Poe, ma non aspettatevi lugubri ambientazioni funeree: è un tipico disco da APP. Pomposo, barocco al punto giusto, con quell’anima pop che solo loro sanno metterci. Poe è solo un pretesto narrativo, un filo conduttore tematico.

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Informazioni su Alessio Premoli

Chitarrista e compositore di Milano. Porta avanti un progetto solista, con il quale sta per pubblicare il terzo disco, e suona con altri gruppi. Scrive per passione collaborando con OverNewsMagazine e SouniDisotorti. Appassionato di fantascienza e dedito alla matematica (in cui vanta una laurea) lavora come consulente software nella speranza di diventare presto musicista fulltime!
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