Playlist #002

Jacques Loussier Trio – Plays Debussy [2000]
Nosound – A Sense of Loss [2009]
Russian Circles – Geneva [2009]
Slow Electric – Slow Electric [2011]
Sunn O))) – Monoliths  & Dimension [2009]
Tangerine Dream – Phaedra [1974]

Primi giorni di Novembre, primi ascolti glaciali: una settimana dal cambio dell’ora e ancora non mi sono abituato a degli orari socialmente accettabili. Sono stati sette giorni di scoperte particolari e davvero degne di nota: qua troverete alcune di quelle che ho approfondito maggiormente per ora, assieme ad un paio di evergreen che non abbandonano mai i miei ascolti.


Jacques Loussier Trio – Plays Debussy
Stupendo lavoro senza tempo in cui si incontrano due talenti quasi opposti del pianoforte: Debussy e Loussier. Pianista moderno e figura chiave della musica colta di fine ottocento il primo, noto principalmente per il suo lavoro di reinterpretazione in trio di opere di Bach il secondo, queste due figure si fondono in un lavoro che non è jazz, non è simbolista né tantomeno impressionista: è un manifesto di suggestiva dolcezza che grida a gran voce quanto la musica non voglia e non possa fissarsi in schemi preconfezionati. Le melodie cullanti del “Clair de Lune” rinascono sotto l’impeto altalenante dello swing, la serenità di La “Fille aux cheveux de lin” subiscono una trasfigurazione di inaspettata bellezza: dopo pochi ascolti l’idea primigenia di un “Debussy con la batteria” scompare e quello che rimane è un unicum di novità e sopresa.


Nosound – A Sense of Loss

Stavo sfogliando il sito della BurningShed quando mi sono imbattuto in questo progetto, uno dei pochi di origine italiana disponibile sul sito. Nato nel 2002 a Roma come creatura del solo Giancarlo Erra, ben presto un moderato successo spinge il gruppo fuori dall’underground. Il loro sound è un ambient dalle tinte nostalgiche, un flusso continuo e sereno di ricordi e frammenti che ora si fanno musica, ora si fanno parole. Ci sono chitarre leggere, ritmi appenna accennati, tanti archi e tanti soundscapes. E un senso di comprensione, di vicinanza quasi universale nel raccontare scene minimali di vita. Su tutte spiccano come diamanti “Tender Claim” e “Constant Contrast.”


Russian Circles – Geneva

Forse una delle declinazioni più violente e allo stesso tempo più delicate del panorama post-rock, i Russian Circles vivono di contrasti. E in “Geneva” trovate tutto quello che da un gruppo del genere vi aspettereste: ritmi serrati, suoni grezzi e graffianti, ampie sezioni pulite e sussurrate, violenti crescendo e immense ambientazioni sonore. Un disco che tiene col fiato sospeso dall’inizio alla fine, forte di una batteria ben strutturata, chitarroni potenti e divagazioni strumentali mai noiose.


Slow Electric – Slow Electric


Non ho parole per questo disco. Ogni ascolto è stato qualcosa di nuovo, un abisso travolgente di sensazioni, moniti, ricordi, legami, episodi. Sono poche le cose che parlano così profondamente e così ampiamente. Posso ritenermi fortunato ad aver scoperto questo lavoro e quello dei Nosound in questo periodo dell’anno: un ascolto estivo me li avrebbe sicuramente fatti apprezzare di meno, quasi assorbissero l’ambiente che li ospita. Tim Bowness, voce dei No-Man, Perter Chilvers e il duo estone UMA si incontrano per un paio di date: si piacciono, scrivono dei pezzi buoni e li pubblicano in un disco fatto di lente ballate eteree, sussurrate, in punta di piedi, appena appena dissonanti (grazie a qualche timido salto nella drone), con tanta anima e pathos, ricche di soli che rimandano al Metheny più sperimentale o al trombettista Cuong Vu. La semplicità alle volte è radice di grandi bellezze.


Sunn O))) – Monoliths  & Dimension

I signori indiscussi della drone: due individui poco raccomandabili, incappucciati di grigio che fanno lunghi inchini quanto sono lunghi i loro infiniti accordi. Settimo album in studio e forse uno dei più sperimentali del gruppo: oltre alle chitarre il duo sfrutta la collaborazione di svariati musicisti (voci, Dylan Carson e Attila Csihar, archi, corni francesi) per creare una serie di soundscape molto suggestive: la ricerca sonora, il puro suono senza vincoli di forma si declina in un lavoro ricercato, minimale e dalle infinite sfaccettature.


Tangerine Dream – Phaedra

Questo è il disco che ha consacrato il gruppo tedesco al grande pubblico, rendendolo di fatto capostipite e nume tutelare di tutto il krautrock e dell’elettronica degli anni a seguire. Un capolavoro di musica sintetica e analogica, un trionfo di oscillatori, moog e riverberi cosmici. In apertura una lunga suite, “Phaedra“, nata da un’improvvisazione in studio e manifesto della tecnica e della maestria dei Tangerine (da notare i cambi di intonazione verso metà del brano, dovuti al riscaldamento degli oscillatori): pattern sintetizzato e archi eterei sul finale. Poi una serie di pezzi riflessivi tra i quali spicca la densa melodia di “Mysterious Semblance at the Strand of Nightmares” che anticipa di anni tante divagazioni sonore care all’ambient e all’elettronica. Un capostipite, insomma, un disco le cui infinite sfaccettature trovate ancora oggi nascoste in molta della musica che circola.

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Informazioni su Alessio Premoli

Chitarrista e compositore di Milano. Porta avanti un progetto solista, con il quale sta per pubblicare il terzo disco, e suona con altri gruppi. Scrive per passione collaborando con OverNewsMagazine e SouniDisotorti. Appassionato di fantascienza e dedito alla matematica (in cui vanta una laurea) lavora come consulente software nella speranza di diventare presto musicista fulltime!
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